“Cari patrioti, portiamo la remigrazione direttamente davanti alle porte delle élite dell’Unione europea. Unitevi a noi e dimostrate che il patriottismo è più forte della censura e dei divieti”. È con queste parole che l’iniziativa di estrema destra Save Europe Act mobilita i propri sostenitori per una serie di eventi antimigranti in tutta Europa.

La Commissione europea ha respinto l’iniziativa alla fine di luglio, definendola “manifestamente contraria” ai valori europei e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

A promuovere l’iniziativa sono l’influencer olandese di estrema destra Eva Vlaardingerbroek e l’attivista austriaco di estrema destra Martin Sellner. Finora la campagna ha attraversato Paesi Bassi, Francia, Spagna e Portogallo.

Una moratoria sull’immigrazione

L’iniziativa mirava a costringere la Commissione a riformare la politica europea in materia di migrazione e asilo. Gli organizzatori chiedevano la “remigrazione”, vale a dire l’espulsione forzata di migranti e gruppi etnici, e una moratoria sull’immigrazione di persone di origine “non europea”. Secondo l’articolo, tutti gli obiettivi proposti si basano sulla discriminazione razziale ed etnica.

Come ha rilevato la Commissione nella propria decisione, la moratoria proposta non sarebbe stata fondata su criteri relativi alla gestione della migrazione, ma sull’origine etnica, culturale o civilizzazionale delle persone interessate, discriminandole quindi sulla base della razza e dell’origine etnica. Per questo motivo sarebbe automaticamente incompatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con i valori su cui si fonda l’Unione.

“Ci vediamo in tribunale”, ha scritto Vlaardingerbroek sul social network X in risposta alla decisione della Commissione. Sul proprio account Instagram, gli organizzatori sostengono che Bruxelles abbia violato, respingendo l’iniziativa, il loro diritto a una “porta formale alla partecipazione democratica” e annunciano un ricorso al Tribunale dell’Unione europea.

Cos’è un’Iniziativa dei cittadini europei

Si tratta di uno strumento ufficiale di democrazia partecipativa dell’UE attraverso il quale i cittadini possono chiedere alla Commissione europea di proporre una nuova legislazione. La presentazione della richiesta e l’intero procedimento sono disciplinati da precise procedure giuridiche.

Prima che possa iniziare la raccolta delle firme, la Commissione europea deve esaminare e approvare la registrazione dell’iniziativa. Una volta approvata, la raccolta delle firme dura 12 mesi, durante i quali è necessario raccogliere un milione di sottoscrizioni.

Nonostante il rigetto, il cosiddetto Save Europe Act ha già raccolto più di 700.000 firme. Tra i sostenitori figurano politici ultranazionalisti, attivisti etnonazionalisti ed eurodeputati euroscettici provenienti da diverse aree dello spettro politico di destra.

Oltre all’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, sul sito ufficiale dell’iniziativa vengono citati anche diversi esponenti del partito tedesco AfD.

Un’ideologia che incita alla violenza

Nella Carta dell’iniziativa compaiono espressioni come “remigrazione”, “sostituzione demografica” e “continuità etnica e culturale”. L’Institute for Strategic Dialogue (ISD), organizzazione specializzata nel monitoraggio dell’estremismo in Europa, le ha definite “narrazioni che alimentano una teoria distopica e complottista che fomenta xenofobia e razzismo”.

Non si tratta, secondo l’articolo, di una retorica priva di conseguenze. Un precedente rapporto dell’ISD del 2019, The Great Replacement: The Violent Consequences of Mainstreamed Extremism, rilevava che formulazioni identiche erano già comparse nel manifesto di 74 pagine dell’autore dell’attacco contro la comunità musulmana di Christchurch del 2019, documento che la Nuova Zelanda ha vietato in quanto incitante alla violenza.

Gli stessi motivi sono successivamente ricomparsi nei manifesti degli autori delle stragi di El Paso, in Texas, nello stesso anno, e di Buffalo nel 2022, osserva l’organizzazione statunitense Anti-Defamation League (ADL).

Sellner è direttamente collegato a questa corrente ideologica. A differenza di Vlaardingerbroek, è stato documentato il suo legame con il movimento di estrema destra Generation Identity, che promuove l’etnonazionalismo e posizioni anti-islamiche e anti-immigrazione e opera in diversi Paesi europei. Sellner ne guida inoltre la sezione austriaca, prosegue il rapporto.

Proprio la vicinanza ideologica all’attentatore di Christchurch spinse l’Ufficio federale austriaco per la protezione della Costituzione e la lotta al terrorismo a perquisire l’abitazione di Sellner nell’ambito di un’indagine sui suoi legami con il responsabile della strage.

Secondo le conclusioni dell’ISD, infatti, nel 2018 l’attentatore gli avrebbe versato una somma “insolitamente elevata” di 1.500 euro. Nell’autunno del 2017, l’attentatore aveva inoltre effettuato quattro donazioni, per un totale di 2.200,22 euro, all’organizzazione francese Génération Identitaire.

Il ritorno forzato dei migranti

Sellner aveva già esposto la propria ideologia nel libro Remigration: Ein Vorschlag (2024), nel quale presenta il concetto di “remigrazione” come un’idea neutrale, se non addirittura umanitaria. Si tratterebbe tuttavia di un eufemismo per indicare il ritorno forzato di migranti e minoranze etniche, secondo una recente analisi pubblicata sull’European Journal of Political Research.

L’uso di metafore e la rappresentazione della migrazione come una minaccia esistenziale suscitano paura, rifiuto e senso di urgenza senza ricorrere a un linguaggio apertamente razzista.

In questo modo, sostiene l’analisi, la “remigrazione” diventa uno “strumento di influenza metapolitica volto a normalizzare posizioni estremiste all’interno del discorso democratico” e “può essere utilizzata per radicalizzare, legittimare e mobilitare, fornendo una base intellettuale rispettabile alla politica etnonazionalista”.

Poco dopo la pubblicazione della decisione della Commissione europea, anche Sellner ha commentato il provvedimento su X: “L’Unione europea è una prigione a cielo aperto con una condanna a morte per tutti i popoli europei”.

Gli organizzatori continuano a invitare alla raccolta di firme. Secondo Vlaardingerbroek, sarebbe un forte gesto simbolico presentarsi in tribunale avendo raggiunto la soglia di un milione di firme, invece di lasciare che la Commissione europea “chiuda semplicemente la porta”.

Non sono ancora note né la data di presentazione del ricorso annunciato al Tribunale dell’Unione né quella di un’eventuale decisione del tribunale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su euBrief disponibile qui.

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